Ma come (minchia) ti vesti?!

o Del come insegnare a una donna che non sa vestirsi a vestirsi male

media-107130-378546_qhpqwx

Un esempio di “prima e dopo la trasformazione”. Vi sfido a trovare il prima e il dopo.

Torno a scrivere sul blog dopo un lungo periodo di assenza, e lo faccio per parlare di Ma come ti vesti?!
Per chi non lo sapesse, Ma come ti vesti?! è un programma televisivo condotto dall’anello di congiunzione tra tata Lucia e Crudelia De Mon e il frutto dell’amore di Alfonso Signorini e una penna Bic.
Lo scopo dei due soggetti (che di seguito chiamerò i Mostri) è prendere una donna che si veste in modo triste (di seguito, il Caso Umano) e insegnarle a vestirsi in modo imbarazzante, annullandone oltretutto la quantomeno unica personalità.
Il Caso Umano viene segnalato ai Mostri dalla mamma, dall’amica del cuore o dal compagno depresso, che insistono su quanto faccia schifo la loro adorata e ne sviscerano tutti i difetti fisici per dimostrare il loro affetto incondizionato. In realtà i veri casi umani sono proprio loro, che pensano bene di lanciare l’SOS per la sventurata mentre sfoggiano con inconsapevole disinvoltura una faccia da foto segnaletica.
Dalle loro testimonianze, comunque, emerge che il Caso Umano, ripreso puntualmente nella sua penosa quotidianità, appartiene a una di queste tre categorie:
– la studentessa con bassa autostima, che per gridare al mondo la propria identità si veste da sacchetto dell’umido;
– l’impiegata con alta autostima, che per gridare al mondo la propria identità si veste da cartone animato (al che, se ha un compagno, capisci ora che è depresso perché non ha un’erezione dal 1998);
– la donna anziana, che stava solo andando al mercato e non capisce che cazzo stia succedendo.
Lanciato l’SOS, il programma può finalmente entrare nel vivo.
Inutile dire che, potendo, in questa prima fase i Mostri prenderebbero (senza nemmeno aprirlo) l’armadio del Caso Umano e gli darebbero fuoco con l’acetilene. Però siccome bisogna riempire i 45 minuti, optano per annullare l’ultimo residuo di dignità del Caso Umano e passano in rassegna tutto il suo cattivo gusto, dai completini sexy di Winnie the Pooh alle borse fantasia ispirate alle unghie dei piedi. Prendono tutto e lo buttano in tre bidoni diversi: carta, vetro e plastica.
Quindi, dopo aver sottoposto a inutili sedute di shopping il Caso Umano, iniziano a vestirlo di robe normali ma che per i nomi dati a cazzo dagli stessi Mostri – tipo “una scioglievole blusa di oden”, “uno sbarazzino Capri di dango” (tanto il pezzente, con la sua autostima, non è mai entrato in un ristorante giapponese) – vengono a costare quanto il negozio.
La seconda fase è poi dedicata alla sfilata: il Caso Umano, diventato finalmente una Persona Normale (o almeno questo è quello che vogliono fargli credere), viene invitato a sfilare davanti ai Mostri e a guardarsi allo specchio. Sempre che ce la faccia: in questa circostanza, infatti, avrà modo di capire quanto faccia schifo a prescindere, perché anche avvolto in un morbido velours al ramen continua a biascicare con l’italiano e porta i tacchi con la stessa sensualità degli Orsetti del Cuore.
Ma perché tenersi per sé ’sto schifo di risultato, ’sta metamorfosi di Kakka, quando puoi condividerli con le persone che ami? Ecco allora una bella cena a chiusura dell’inutile percorso, in cui la mamma, l’amica, il compagno avranno finalmente modo di passare dal disgusto all’invidia.
Perché, inutile dirlo, per la serata sfoggeranno la loro solita faccia da foto segnaletica, ma su un dolcevita marrone. Messo al contrario.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...