§ Racconti

Il pesce nella boccia

Osservazioni di un bambino su un comune pesce d’acquario

E mostrollo che spesso passando da i luoghi dove si vendevano uccelli, di sua mano cavandoli di gabbia e pagatogli a chi li vendeva il prezo che n’era chiesto, li lasciava in aria a volo, restituendoli la perduta libertà.
(Giorgio Vasari, Le Vite – Lionardo da Vinci)

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Giorno 1.
 Oggi papà ha comprato due pesci per l’acquario. «Ho comprato due squaletti!» ha detto entusiasta, e infatti appena li ha messi nell’acquario io e la mamma abbiamo visto che sembravano proprio due piccoli squali. Sono grigi, con tutte le pinne bianche orlate di nero che sembrano ali di farfalla. Papà ha messo nell’acquario anche una pianticella di plastica verde con sfumature rosa acceso. «Per colorare l’acquario» ha detto.

Giorno 2. È passato un mese da quando papà ha comprato i pesci e uno è morto oggi. Me ne sono accorto salendo in cucina per fare colazione. Ho buttato un’occhiata all’acquario e ho visto un pesce immobile a pancia in su, incastrato tra la pianta di plastica e una parete dell’acquario. L’altro nuotava all’impazzata, sembrava terrorizzato. (altro…)

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Scompartimento n.8

Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch’io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno.
(Luigi Pirandello, Quaderni di Serafino Gubbio operatore)

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Era il treno delle quattordici e trentatré, quello che mi permetteva di andare ogni giorno a lavoro. Timbrai il biglietto che il capotreno aveva appena fischiato la partenza, cosicché fui costretto a fare una corsa forsennata fino al convoglio, sotto il suo sguardo lontano ma di cui potevo immaginarmi tutta la smorfia di fastidio per quel leggero ritardo.
Salii sul treno col fiatone, e come ogni giorno su quel treno, mi misi alla disperata ricerca di un posto. Era agosto e nei vagoni il forte odore di pelle dei sedili si mescolava a quello altrettanto forte di sudore dei passeggeri. Facendomi largo tra i pendolari in piedi o seduti a scacciarsi le zanzare dai polpacci, diedi una rapida occhiata a un paio di scompartimenti. Il primo era interamente occupato; del secondo, mi bastò adocchiare due piedi sporchi pesantemente abbandonati sull’unico posto libero per convincermi a perseverare nella mia ricerca. Stavo per spostarmi nella carrozza successiva quando apparve il controllore chiedendomi di esibire il biglietto, sicché per ragioni di spazio mi ritrovai sul lato interno del corridoio, e incespicai sulla soglia di un terzo scompartimento. Il numero otto, come recitava la scritta. (altro…)