frammenti

Lo scoglio

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Ero avida di vita, di cogliere tutto ciò che la vita mi offriva. Ma non potevo trattenere tutti gli attimi che avrei voluto, tutte le impressioni istantanee, le idee, le illuminazioni, tutta la musica, le parole, le immagini. Tutto per il tempo mi sfuggiva dalle mani come acqua trascorrente, come corrente, come torrente. Allora decisi di restare immersa nel torrente, e chiudere gli occhi, e trattenere solo ciò che arrivava alle mie mani, che vagavano senza pretendere. E poi, lasciarlo andare, consapevole che intorno a me quel torrente non aveva fine, che intorno a me infiniti attimi passavano, infinite occasioni per afferrarli. Se solo avessi avuto il tempo di prendere tutta la vita. Così restai dov’ero. Vi restai per infiniti istanti che divennero giorni che divennero anni che divennero secoli. Divenni uno scoglio in mezzo al torrente. E a tutte le persone che mi additavano sembravo solo un sasso, un blocco di roccia fermo in mezzo alla mobilità. La morte in mezzo alla vita. Mi inebriavo ancora delle onde che si infrangevano sulle mie guance dure, ma nessuno se ne accorgeva. Nessuno sapeva. Che un tempo anch’io ero stata acqua, e avevo danzato col torrente al ritmo serrato della vita.

IMMAGINE Filippo Palizzi, Fanciulla sulla roccia a Sorrento

Breve storia di un gruppo

Immagine1Ero in un gruppo di dieci elementi. “Musica senza condizionamenti né condizionatori” era il nostro motto. Suonavamo principalmente musica da camera, reinterpretando tuttavia anche pezzi folk rock e soul, come Water Song degli Hot Tuna, Just like water di Lauryn Hill, e persino classici come la Water Music di Händel. Ma la critica ci accusò di «cattivo funzionamento», di «una musica che faceva acqua da tutte le parti». Così, messi in un angolo e con le spalle al muro, da freddi e duri quali eravamo, una sera di gennaio ci scaldammo fino a scoppiare e il nostro gruppo andò in pezzi. Il quinto elemento si diede al cinema di fantascienza.